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Lolita



Lolita ha sempre suscitato su di me un certo fascino, vuoi per il tema trattato, vuoi perché tutti lo decantano. Perciò ho deciso di approfittare de 20% di sconto che viene proposto sugli Adelphi in questo periodo. Probabilmente lo avrei dovuto acquistare prima.
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Il protagonista e narratore del romanzo è Humbert Humbert, un uomo sulla quarantina con un debole per le ninfette. Queste vengono definite da lui stesso come fanciulle di età compresa tra i nove e i quattordici anni dotate di grazia arcana, fascino elusivo, mutevole, insidioso e straziante. 

Il debole di Humbert si trasforma in una vera e propria ossessione per Dolores Haze (Lolita), nella quale il protagonista vede reincarnarsi con ancora maggior forza la passione e l’amore per una sua fiamma infantile.

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Lolita parla di amore, ossessione, violenza, pedofilia e spesso ci ritroveremo a provare compassione per Humbert e odio per Lolita. Questo perché ci sarà difficile capire quanto sia vittima e quanto carnefice. Altre volte invece proveremo ribrezzo nei confronti del protagonista.

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Lolita è proprio questo, un libro non senza morale, che però fatichiamo a trovare, perché lo stesso Humbert ci istiga facendoci riflettere sul fatto che tutt’ora non è raro sentir parlare di spose bambine. Questo è un libro che ci farà viaggiare sia con i protagonisti in lungo e in largo per gli Stati Uniti sia con la mente verso lunghe riflessioni instillate nel lettore.

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Sono certo che amerete questo romanzo. Per la profondità immensa, per la prosa di Nabokov assolutamente sublime e musicale e per Humbert e Lolita. E quasi sicuramente verserete qualche lacrima per entrambi i personaggi, soprattutto se rileggerete la prefazione e i primi due paragrafi.

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«Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta.

«Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita».

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