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Ti prendo e ti porto via



Ischiano Scalo è un paesotto di provincia incastonato tra il mare e l’Aurelia. Ma perché inizio parlandovi dell’ambientazione del romanzo? Perché questo paese, che potrebbe essere un qualsiasi paese, data la sua natura fittizia, è probabilmente il vero protagonista. Ischiano sembra corrompere e corrodere tutti coloro che lo abitano e i suoi abitanti hanno una nota comune: la fallibilità.
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Tra tutti spiccano Pietro e Graziano, le cui storie viaggiano parallele per gran parte del romanzo, fino a incrociarsi e intrecciarsi. Entrambi sono mossi dall’amore e hanno come obiettivo quello di elevarsi dalla mediocrità e dalla bassezza della restante parte di Ischiano, ma qualcosa sembra remare contro di loro.
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Infatti si ha come la sensazione che sia impossibile cercare di elevarsi. Ogni qualvolta un personaggio cerca di migliorarsi o di cambiare il suo comportamento si ritrova a fare i conti con conseguenze devastanti.
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Ammaniti risulta un maestro nel raccontare tutta la vicenda e i retroscena degli abitanti di Ischiano. Al lettore risulta impossibile staccarsi fino alla fine e la lettura scorre veloce tanto che le oltre 500 pagine che compongono il romanzo sembrano volare. 
Il forte realismo (quasi crudo) che caratterizza il romanzo si mischia spesse volte al grottesco di alcuni personaggi e comportamenti e sfocia quasi nel pulp in alcuni frangenti. Sinceramente ho apprezzato tantissimo la sua prosa.
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Certo questo romanzo non è per tutti, ma è un ottimo modo per approcciarsi ad Ammaniti. Credo che in assoluto sia difficile restare delusi.
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Nota di merito alla Einaudi che cura molto le copertine dell’autore. Sono distinguibili molto facilmente in libreria, oltre ad essere molto gradevoli alla vista. Adoro oltremodo la semplicità e la continuità grafica con le altre opere di Ammaniti da loro pubblicate.

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