È innegabile, a sentir pronunciare Tolkien non si può non pensare al Signore degli Anelli. Certo è una leggerezza, passatemi il termine, che commettiamo tutti. Questo perché Tolkien dedicò una vita intera a descrivere il mondo da lui inventato, Arda appunto, di cui la Terra di Mezzo è solo una regione, e le vicende in esso avvenute. E così come la Terra di Mezzo è solo una parte del mondo immaginato dall’autore inglese, così il Signore degli Anelli è solo una parte della produzione Tolkieniana, seppure di fondamentale importanza.
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Il viaggio di Bilbo Baggins, ossia Lo Hobbit, dovrebbe essere, a mio avviso, il primo approccio a Tolkien, prima ancora del ben più famoso Signore degli Anelli. Il primo motivo è presto detto: temporalmente i fatti narrati ne lo Hobbit avvengono prima. Il secondo motivo è rappresentato dalla scrittura, relativamente più semplice, in quanto pensato per un pubblico più giovane. Il terzo è invece il contenuto stesso. Questo perché ne lo Hobbit troviamo alcuni dei temi centrali nelle successive opere di Tolkien. Basti pensare all’unico anello che ritroviamo ne il Signore degli Anelli o ad alcuni oggetti, come le spade elfiche, che compiono ne Il Silmarillion.
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Per quanto riguarda lo stile di scrittura, stiamo parlando di un classico del fantasy. Il mondo creato da Tolkien è esso stesso uno dei protagonisti del romanzo e lo notiamo dalla meticolosa descrizione dei paesaggi che non lascia nulla al caso. Certo l’inizio è un po’ lento ma non dubito che divorerete il libro se doveste approcciarvici.
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Infine devo dire di aver amato esteticamente l’edizione Bompiani. Piccola, facilmente portabile e con le illustrazioni stupende di Alan Lee, oltre ad una impaginazione davvero ottimale che non stanca la vista e appaga graficamente. Degna di nota la carta utilizzata, bianchissima e spessa.

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