Vi siete mai chiesti quando la lente di ingrandimento sia diventata uno dei simboli dell’investigazione? Fu proprio in questo romanzo (che è anche il primo in cui compare come protagonista Sherlock Holmes) che sir Arthur Conan Doyle mise in mano all’investigatore questo strumento.
🔍
Come in tutti i libri sull’inquilino del 221B di Baker Street, la storia è raccontata dal punto di vista del nostro caro dottor Watson, che altri non è che l’alter ego dell’autore. 🔍
Il romanzo si apre con una piccola digressione proprio sul nostro narratore interno, medico militare appena tornato dalla guerra in Afghanistan che, stabilitosi a Londra, fa la conoscenza di Sherlock e con lui deciderà di divedere l’affitto del famoso appartamento.
In questo primo romanzo l’investigatore privato avrà a che fare con un caso per lui alquanto semplice (un assassinio compiutosi all’interno di una casa disabitata).
🔍
La narrazione scorre veloce e fluida (cosa non scontata visto che il libro è datato 1887) e tiene incollato il lettore fino alla fine.
Ma perché ho amato questo romanzo?
La risposta è abbastanza semplice: è una delle letture più stimolanti mai fatte. Se da un lato ci si sente completamente stupidi di fronte ai ragionamenti di Holmes, dall’altro ci si sente spinti a cercare di pensare come fa lui e a cambiare prospettiva su quello che si sta leggendo.
Lo considero un piccolo gioiellino da avere in collezione

Commenti
Posta un commento