Nonostante io abbia amato alla follia tutta la trilogia, non posso purtroppo dire lo stesso del loro prequel, La ballata dell’usignolo e del serpente.
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A Capitol City, il diciottenne Coriolanus Snow è stato chiamato a partecipare ai Giochi, ancora in fase primordiale, in qualità di mentore e sa bene che questa potrebbe essere la sua unica possibilità di accedere alla gloria. La casata degli Snow sta attraversando la sua ora più buia. Il loro destino è nelle mani di Coriolanus: l'unica, possibilità di riportare la famiglia all'antico splendore è quella di essere più persuasivo e più astuto dei suoi avversari per condurre il suo tributo alla vittoria. Tutto però è contro di lui: gli è stata infatti assegnata la femmina del distretto più debole, il 12. D'ora in avanti, ogni scelta di Coriolanus influenzerà i possibili successi o insuccessi della ragazza, Lucy Gray. Dentro l'arena avrà luogo un duello all'ultimo sangue, ma fuori dall'arena Coriolanus inizierà a provare qualcosa per il suo tributo e sarà costretto a scegliere tra la necessità di seguire le regole e il desiderio di sopravvivere, costi quel che costi.
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Il libro, che è sicuramente un ottima trovata di marketing, è scritto bene.
I suoi momenti più alti sono quando ci troviamo nell’arena insieme a Lucy Gray e poco prima dell’epilogo.
Io credo che il “problema” principale sia la poca empatia che si prova verso il protagonista, Coriolanus Snow, personaggio che abbiamo già conosciuto durante la trilogia originale. Infatti anche qui non si smentisce rivelandosi non solo subdolo ma anche doppiogiochista. Per gli appassionati della saga è sicuramente piacevole da leggere, ma meno dei precedenti.
E voi l’avete già letto ?

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